Comune di Castelnuovo Parano
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Museo

Testimonianza di Calenzo Rosa Giovanna

Testimonianza di Calenzo Rosa Giovanna, nata a Castelnuovo Parano il 25/02/1927.

L'episodio terrorizzante che mi è rimasto più impresso si verificò quando avevo 17 anni. In quel periodo, io ed i miei eravamo in montagna, rifugiati in alcune case abbandonate, insieme a circa trecento persone.
Il giorno 13 Maggio 1944 arrivò un soldato marocchino, sfondò la porta dove eravamo noi ed entrò. Disse cose che non riuscii a capire, poi mi afferrò per un braccio e mi trascinò fuori tirandomi per i capelli. Mio zio corse subito in mio aiuto ed io mi aggrappai disperatamente al suo braccio. Cercavo di tenermi con tutte le forze mentre il marocchino mi tirava con tutte le sue. Accortosi che io non mollavo la presa mi colpì con un coltello sulla mano; per il forte dolore lasciai il braccio di mio zio e, terrorizzata, corsi ad aggrapparmi ad un albero per non lasciarmi portar via. Il marocchino mi inseguì, riuscì ad afferrarmi di nuovo per il braccio, ma io continuai ad urlare come una forsennata ed a chiedere aiuto in ogni modo possibile, finché giunsero alcuni vicini di casa, aggredirono il soldato e lo costrinsero a fuggire. Io, comunque, temendo che quel diavolo potesse tornare, corsi a nascondermi tra gli alberi. La mano mi faceva male e perdevo molto sangue; così la legai con un fazzoletto e restai lì fino al tramonto; ma quando tornai a casa mi accorsi che all'interno c'era un altro marocchino. Entrai quindi dalla finestra posteriore; in casa in quel momento c'erano i miei familiari e il soldato stava salendo le scale per prenderci; mio padre però con uno spintone lo buttò giù, ma quello si rialzò e cominciò a sparare: contai 28 colpi. Quando se ne andò, la casa era piena di fumo; io piangevo perchè non riuscivo a trovare mia madre, che pensavo fosse morta. La chiamavo, ma lei non rispondeva perchè i colpi l'avevano stordita; infine la trovai nascosta sotto il camino a protezione di mia sorella malata.

 

 

 


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